Storia di Lanzarote: dai Majos al Timanfaya fino a César Manrique

La storia di Lanzarote inizia 15 milioni di anni fa con le prime eruzioni sottomarine, prosegue con i Majos (popolo berbero arrivato dal Nord Africa), attraversa la conquista normanna del 1402, le devastanti eruzioni del Timanfaya (1730-1736) e arriva fino alla visione di César Manrique che ha trasformato l’isola in Riserva della Biosfera UNESCO. Dopo oltre 20 visite sull’isola dal 2015, ho raccolto questa guida storica basata su fonti archeologiche spagnole aggiornate al 2025.

tour parco timanfaya
Il Parque Nacional del Timanfaya: 6 anni di eruzioni hanno trasformato per sempre il paesaggio di Lanzarote

Conoscere la storia di Lanzarote trasforma completamente il modo di vedere l’isola. Quel mare di lava nera che attraversi per raggiungere il Timanfaya? È il risultato di 6 anni di eruzioni che hanno sepolto un terzo dell’isola. Le case bianche con finestre verdi che trovi ovunque? Una scelta precisa di César Manrique per creare un’identità visiva unica. I muretti di pietra a semicerchio nei vigneti de La Geria? Una tecnica agricola inventata dai contadini del XVIII secolo per sopravvivere dopo le eruzioni.

Come Lanzarote è nata dal mare: 15 milioni di anni di vulcani

Lanzarote è la quarta isola più grande delle Canarie (845 km²) e una delle più antiche. La sua storia geologica si divide in tre fasi principali che puoi ancora leggere nel paesaggio.

Risco de Famara Lanzarote
Il Risco de Famara: le rocce più antiche di Lanzarote, formatesi 10-11 milioni di anni fa

La prima fase risale a 15-20 milioni di anni fa (Miocene), quando eruzioni sottomarine hanno creato il basamento dell’isola. I resti più antichi visibili oggi sono i massicci di Los Ajaches a sud (circa 15 milioni di anni) e Famara a nord (10-11 milioni di anni). Quando cammini sui sentieri del Risco de Famara — il punto più alto dell’isola a 671 metri — stai attraversando alcune delle rocce più antiche dell’arcipelago canario.

La seconda fase (Pliocene-Pleistocene, da 3 a 2,5 milioni di anni fa) ha visto l’erosione modellare i vecchi edifici vulcanici e la formazione della pianura centrale. È in questo periodo che si sono creati i caratteristici valloni a “U” che vedi nella zona di Haría.

La terza fase è quella del vulcanismo recente (ultimi 2,5 milioni di anni), con la formazione del sistema fissurale centrale che attraversa l’isola da nord-est a sud-ovest. Questa fase include le eruzioni storiche: il Volcán de La Corona (circa 21.000 anni fa, che ha creato i Jameos del Agua e la Cueva de los Verdes) e le devastanti eruzioni del Timanfaya (1730-1736 e 1824).

Fase geologicaPeriodoCosa puoi vedere oggi
Fase 1 – Edifici antichi15-10 milioni di anni faMacizo de Famara, Los Ajaches, Risco de Famara
Fase 2 – Erosione3-2,5 milioni di anni faValle de Haría, pianura centrale
Fase 3 – Vulcanismo recente2,5 milioni di anni fa – oggiTimanfaya, La Corona, Jameos del Agua

I Majos: il popolo berbero che abitava Lanzarote

Prima dell’arrivo degli europei, Lanzarote era abitata dai Majos, popolazione di origine berbera proveniente dal Nord Africa. Il nome “majo” deriva probabilmente da tribù berbere come i Maxiani o Mazisti, e significa “campesino” o “uomo della terra”. Gli stessi abitanti chiamavano l’isola Tyterogakat (o Tytheroygatra), che in lingua tuareg significa “la bruciata” — un riferimento al paesaggio vulcanico.

Il sito archeologico di Zonzamas: capitale degli antichi Majos, abitato dal V al XX secolo

Le nuove scoperte archeologiche 2022-2025

La ricerca archeologica su Lanzarote ha fatto passi enormi negli ultimi anni. Secondo lo studio di Verónica Alberto Barroso pubblicato nell’Anuario de Estudios Atlánticos (2022), le nuove datazioni al radiocarbonio (C-14) sui resti ossei umani permettono finalmente di distinguere tra sepolture aborigene e post-conquista — una distinzione prima impossibile. I dati mostrano un declino della popolazione maja dal XIII secolo, causato dalle continue razzie di naviganti africani ed europei prima della conquista ufficiale.

Nel 2025, gli scavi a El Bebedero diretti da Pablo Atoche (ULPGC) hanno portato alla luce scoperte straordinarie: il primo aljibe (cisterna) associato a un insediamento aborigeno in tutto l’arcipelago canario, stele litiche antropomorfe uniche nelle Canarie, e materiale romano che prova contatti con la costa di Cadice. Le datazioni più antiche raggiungono il 960 a.C., suggerendo una presenza umana molto più antica di quanto si pensasse.

Come vivevano i Majos

I Majos avevano sviluppato un modo di vita adattato al clima semi-desertico dell’isola. A differenza delle altre isole canarie dove gli aborigeni abitavano principalmente in grotte, a Lanzarote predominavano le “casas hondas” (case profonde) — abitazioni con il pavimento scavato sotto il livello del suolo, una caratteristica unica nell’arcipelago.

L’economia si basava su agricoltura (principalmente orzo, trasformato in gofio), allevamento (capre, pecore e maiali) e raccolta di molluschi e datteri. Gli studi genetici sul DNA mitocondriale delle capre canarie mostrano che Lanzarote fu probabilmente il punto di partenza da cui gli animali si diffusero nelle altre isole.

Particolarmente affascinante è la scrittura líbico-latina, trovata solo a Lanzarote e Fuerteventura. Secondo lo studio di María Antonia Perera Betancor e Juan Antonio Belmonte Avilés (2021), la stessa popolazione usava due alfabeti diversi: líbico-berbero e líbico-latino. Questa capacità di scrittura era però ristretta a un piccolo settore della popolazione, e le incisioni si trovano principalmente vicino a insediamenti e corsi d’acqua.

AspettoDettaglio
OrigineNord Africa (area Tunisia-Atlantico, Mediterraneo-Sahara)
Arrivo stimatoDibattuto: 1000-500 a.C. (datazioni recenti) vs I a.C.-I d.C. (teoria tradizionale)
Abitazioni“Casas hondas” (case profonde), villaggi in superficie
Villaggi principaliZonzamas, Gran Aldea (Teguise), Ajey (San Bartolomé)
EconomiaOrzo (gofio), capre, pecore, pesca, molluschi
OrganizzazioneFiliazione matrilineare, famiglia estesa

Zonzamas: la capitale aborigena

Il villaggio di Zonzamas, vicino a Teguise, era uno dei più grandi insediamenti indigeni delle Canarie. Gli scavi del 2018-2019 del Servicio de Patrimonio Histórico del Cabildo di Lanzarote hanno rivelato che fu abitato dal V al XX secolo — una continuità impressionante. Qui risiedeva l’ultimo re majo, e secondo la tradizione locale le donne avevano un ruolo centrale nella successione (filiazione matrilineare).

Una particolarità della società maja era la poliandria: secondo le cronache, ogni donna poteva avere tre mariti che si alternavano con le fasi lunari. Questa pratica, simile a quella di alcune tribù berbere pre-islamizzazione, riflette probabilmente strategie di sopravvivenza in un ambiente con risorse limitate.

Lancelotto Malocello: il genovese che diede il nome all’isola (1312)

Il nome “Lanzarote” deriva da Lancelotto Malocello, navigatore genovese di Varazze che raggiunse l’isola nel 1312. La prima attestazione del nome appare nella carta nautica di Angelino Dulcert (1339), dove l’isola è indicata come “Insula de Lanzarotus Marocellus” con la bandiera genovese.

Castillo de Santa Barbara
Castillo de Santa Bárbara (Guanapay): sotto le sue fondamenta si trovano i resti della torre costruita da Lancelotto Malocello nel 1312

Secondo le cronache, Malocello visse sull’isola per circa vent’anni, costruendo un fortino sulla Montaña de Guanapay (vicino a Teguise), prima di essere cacciato da una rivolta dei Majos. I resti di questo fortino erano ancora visibili quando arrivarono i conquistatori normanni novant’anni dopo.

Il viaggio di Malocello è considerato dagli storici il momento della “riscoperta” delle Canarie — le isole erano note nell’antichità come “Isole Fortunate” ma erano state dimenticate durante il Medioevo. Fu la prima traversata documentata oltre le Colonne d’Ercole che aprì la via alle successive esplorazioni atlantiche.

La conquista normanna: Béthencourt e la fine dei Majos (1402-1418)

Il 1° maggio 1402, il nobile normanno Jean de Béthencourt e il cavaliere guascone Gadifer de La Salle salparono da La Rochelle con circa 280 persone diretti alle Canarie. Il loro obiettivo era creare una base per l’estrazione della orchilla (Roccella canariensis), un lichene usato per produrre tintura rossa molto preziosa in Europa.

San Marcial del Rubicón
Scavi di San Marcial del Rubicón: qui sorse il primo insediamento europeo permanente delle Canarie (1402)

Quando sbarcarono a Lanzarote nell’estate del 1402, trovarono un’isola con appena 300 abitanti — la popolazione era stata decimata dalle razzie di schiavisti nei decenni precedenti. Il re majo Guadarfía non oppose resistenza significativa e accettò un patto di protezione. I normanni si stabilirono nel sud dell’isola, fondando San Marcial del Rubicón, primo insediamento europeo permanente nelle Canarie e sede del primo vescovado.

La cronaca di questi eventi ci è giunta attraverso Le Canarien, scritto dai cappellani francescani Pierre Bontier e Jean Le Verrier. È il documento più antico sulla conquista delle Canarie e l’unica fonte diretta sulla vita dei Majos.

Il signoria feudale e i secoli bui (1418-1730)

Dopo la partenza di Béthencourt (1412), Lanzarote passò di mano in mano tra nobili spagnoli: il Conte di Niebla, la famiglia Peraza, Diego García de Herrera. Furono secoli difficili, segnati da:

  • Razzie corsare: nel 1586 il corsaro berbero Amurat conquistò l’isola con 500 uomini; nel 1618 Soliman la devastò completamente; nel 1617 Sir Walter Raleigh saccheggiò Arrecife
  • Schiavitù: Agustín de Herrera, primo Marchese di Lanzarote, condusse 14 razzie sulle coste africane tra 1556 e 1560, portando schiavi moriscos che arrivarono a costituire i tre quarti della popolazione
  • Siccità e carestie: il clima semi-desertico rendeva la sopravvivenza precaria

Le eruzioni del Timanfaya: 6 anni che cambiarono tutto (1730-1736)

La notte del 1° settembre 1730, tra le nove e le dieci di sera, la terra si aprì vicino a Timanfaya. Fu l’inizio della più lunga eruzione vulcanica documentata in Europa in epoca moderna: 6 anni di eruzioni che seppellirono un terzo dell’isola sotto lava e cenere.

Parco Nazionale Timanfaya Lanzarote
Le Montañas del Fuego: i crateri creati dalle eruzioni 1730-1736

Conosciamo i dettagli grazie al diario di Don Andrés Lorenzo Curbelo, parroco di Yaiza, testimone oculare degli eventi. Il suo manoscritto, ritrovato a Tenerife dal vulcanologo tedesco Leopoldo von Buch nel XIX secolo, è un documento eccezionale. Curbelo scrive:

“El 1° de Septiembre, entre las nueve y diez de la noche, la tierra se abrió de pronto cerca de Timanfaya a dos leguas de Yaiza. En la primera noche una enorme montaña se elevó del seno de la tierra y del ápice se escapaban llamas que continuaron ardiendo durante diez y nueve días.”

L’impatto delle eruzioni

Le eruzioni crearono oltre 100 bocche eruttive allineate lungo una frattura di chilometri, emettendo circa un miliardo di metri cubi di lava. Villaggi interi furono sepolti: Timanfaya, Rodeo, Mancha Blanca, Santa Catalina, Mazo, Jaretas. La lava raggiunse il mare creando nuova costa e uccidendo enormi quantità di pesci.

La popolazione fu costretta a emigrare verso Gran Canaria e altre isole. Il parroco Curbelo stesso lasciò Yaiza tra il 1731 e il 1732, prima di tornare e trasferirsi a Haría dove rimase fino alla morte.

la geria Lanzarote
La Geria: la tecnica dei muretti a semicerchio nacque dopo le eruzioni per coltivare sulla cenere vulcanica

Paradossalmente, le eruzioni crearono anche nuove opportunità. La cenere vulcanica (picón) si rivelò eccezionale per trattenere l’umidità notturna, permettendo lo sviluppo della viticoltura nella zona de La Geria — quei caratteristici muretti a semicerchio che proteggono le viti dal vento e dalla sabbia.

Le eruzioni del 1824

Un nuovo ciclo eruttivo colpì l’isola nel 1824, documentato dal parroco di San Bartolomé, Don Baltasar Perdomo. Dal 31 luglio al 25 ottobre eruttarono tre vulcani: Tao, Volcán Nuevo del Fuego (o Chinero) e Tinguatón. Queste eruzioni, sebbene più brevi, completarono la trasformazione del paesaggio. Da allora, Lanzarote è in un periodo di calma vulcanica — ma le anomalie geotermiche nel Timanfaya (temperature di 600°C a 15 metri di profondità) ricordano che i vulcani sono solo “dormienti”.

Il boom della cocciniglia e la crisi del XIX secolo

A metà Ottocento, Lanzarote visse un breve periodo di prosperità grazie alla cocciniglia (Dactylopius coccus), un insetto parassita dei cactus da cui si estrae un colorante rosso brillante. L’isola si riempì di piantagioni di tunera (Opuntia) e il commercio fiorì.

Ma la scoperta dei coloranti sintetici in Germania negli anni 1870 fece crollare il mercato. Fu una catastrofe economica che spinse migliaia di lanzaroteños a emigrare, soprattutto verso Cuba e Venezuela. Ancora oggi, molte famiglie dell’isola hanno parenti in America Latina.

César Manrique: l’artista che salvò Lanzarote (1919-1992)

César Manrique nacque ad Arrecife il 24 aprile 1919. Dopo aver studiato all’Accademia di Belle Arti di San Fernando a Madrid e vissuto a New York (1964-1966), tornò a Lanzarote nel 1966 — proprio quando iniziava il boom turistico che stava devastando altre coste spagnole.

Fundación Cesar Manrique Lanzarote
La Fondazione César Manrique (Tahíche): la casa-museo costruita su 5 bolle vulcaniche, oggi simbolo della filosofia dell’artista

La sua visione fu rivoluzionaria: dimostrare che sviluppo turistico e rispetto dell’ambiente potevano coesistere. In collaborazione con il presidente del Cabildo José Ramírez, Manrique elaborò un modello di sviluppo basato su tre principi:

  1. Integrazione arte-natura: ogni intervento doveva valorizzare il paesaggio, non nasconderlo
  2. Architettura tradizionale: case bianche, massimo due piani, carpenteria verde (o blu mare o marrone)
  3. Niente cartelloni pubblicitari: l’isola stessa era l’attrazione

I Centros de Arte, Cultura y Turismo (CACT)

Manrique creò una serie di spazi che trasformano elementi naturali in opere d’arte fruibili:

Jameos del Agua lanzarote
Jameos del Agua: il tubo vulcanico trasformato in auditorium e piscina, capolavoro di Manrique
OperaAnnoCaratteristica
Jameos del Agua1968Tubo vulcanico trasformato in auditorium e lago sotterraneo
Mirador del Río1973Belvedere su La Graciosa ricavato in una batteria militare
Casa-Museo (Tahíche)1968Abitazione costruita su 5 bolle vulcaniche, oggi Fondazione
Jardín de Cactus19904.500 esemplari di 450 specie in una ex cava, ultima opera
Restaurante El Diablo1970Cucina con calore geotermico nel Timanfaya
Jardín de Cactus
View of cactus garden in Guatiza, Lanzarote (islas Canarias). Spain

Manrique morì il 25 settembre 1992 in un incidente stradale all’uscita della sua Fondazione. Aveva 73 anni. Ironia della sorte, pochi mesi dopo — il 7 ottobre 1993 — l’UNESCO avrebbe dichiarato l’intera isola Riserva della Biosfera, riconoscendo proprio quel modello di sviluppo sostenibile che lui aveva promosso.

Lanzarote oggi: tra sostenibilità e sfide future

L’isola conta oggi circa 156.000 abitanti (dato 2024) e riceve oltre 3 milioni di turisti all’anno. Nel 2015 è diventata la prima destinazione certificata Biosphere Responsible Tourism, confermando il percorso iniziato da Manrique.

Ma le sfide non mancano. La pressione turistica mette a dura prova le risorse idriche (l’isola dipende quasi interamente dalla desalinizzazione), e alcune zone turistiche come Playa Blanca hanno visto uno sviluppo edilizio che Manrique avrebbe probabilmente criticato. Il dibattito su come bilanciare economia e ambiente continua — ed è forse l’eredità più importante che l’artista ha lasciato ai suoi concittadini.

Cosa vedere per capire la storia di Lanzarote

Se vuoi toccare con mano la storia dell’isola, questi sono i luoghi imperdibili:

Periodo storicoDove andareCosa vedrai
Geologia anticaRisco de Famara, Los AjachesRocce di 15 milioni di anni, valli a U
Epoca aborigenaZonzamas, Museo ArqueológicoResti del villaggio majo, idoli, ceramiche
Conquista normannaSan Marcial del Rubicón (Playa Blanca)Scavi del primo insediamento europeo
Eruzioni 1730-36Parque Nacional Timanfaya100+ crateri, colate laviche, calore geotermico
Viticoltura post-eruzioneLa GeriaVigneti in buche di cenere, cantine storiche
Era ManriqueFondazione CM, Jameos, MiradorArte-natura, architettura tradizionale

Domande frequenti sulla storia di Lanzarote

Da dove viene il nome Lanzarote?

Il nome deriva da Lancelotto Malocello, navigatore genovese di Varazze che raggiunse l’isola nel 1312. Prima dell’arrivo europeo, i Majos chiamavano l’isola Tyterogakat (“la bruciata” in lingua tuareg).

Quanti anni ha Lanzarote?

Le rocce più antiche dell’isola (macizo de Los Ajaches) risalgono a circa 15-20 milioni di anni fa. Lanzarote è una delle isole più antiche delle Canarie insieme a Fuerteventura.

Chi erano i Majos?

I Majos erano la popolazione aborigena di Lanzarote, di origine berbera nordafricana. Arrivarono sull’isola probabilmente tra il 1000 e il 500 a.C. e vi abitarono fino alla conquista normanna del 1402. Vivevano di agricoltura (orzo), allevamento (capre) e pesca.

Quanto durò l’eruzione del Timanfaya?

L’eruzione principale durò dal 1° settembre 1730 al 16 aprile 1736 — quasi 6 anni. Fu la più lunga eruzione vulcanica documentata in Europa in epoca moderna, creando oltre 100 crateri e seppellendo un terzo dell’isola.

Perché Lanzarote è Riserva della Biosfera?

L’UNESCO ha dichiarato Lanzarote Riserva della Biosfera il 7 ottobre 1993, riconoscendo il modello di sviluppo sostenibile promosso da César Manrique: integrazione tra turismo e ambiente, architettura tradizionale, protezione del paesaggio vulcanico. Fu la prima volta che un’intera isola, compresi i centri abitati, ricevette questo riconoscimento.


Fonti principali: Anuario de Estudios Atlánticos (2022), Verónica Alberto Barroso et al.; Scavi El Bebedero 2025, Pablo Atoche (ULPGC); Le Canarien (XV secolo); Diario di Don Andrés Lorenzo Curbelo (1730-1731); Geoparque Lanzarote; CACT Lanzarote; Ministerio para la Transición Ecológica (Parque Nacional Timanfaya).

Articolo aggiornato a gennaio 2026 con le ultime scoperte archeologiche su Majos e siti El Bebedero/Zonzamas.

Gabriele - Visitare Lanzarote

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